sabato 24 ottobre 2026

E' tutto un attimo

Riguardo le dinamiche filosofiche degli atti terroristici degl'ultimi giorni, operati a Milano da parte di gruppi di ragazzini delle Superiori composti al 50% da figli d’immigrati, mi sento in dovere di ricordare l’indispensabilità, ai fini dell’analisi, delle categorie teologiche senza le quali resta a mio avviso impossibile comprendere la "saldatura rosso-verde" in atto.

Purtroppo l'Islam è un monoteismo abramitico come il Comunismo, il Cristianesimo ed il Giudaismo, per cui s'intendono alla grande; tali monoteismi, infatti, sono contraddistinti da un nichilismo di fondo ad intra e da un manicheismo ad extra difficilmente sottovalutabili nella lettura dei fatti odierni: essi sono nichilisti in quanto fondati esclusivamente sui gusti del loro dio, per cui conta solo la missione imposta e giammai il presunto valore intrinseco dell’altro; sono "manichei", perché giudicano esclusivamente in base ciò che avvantaggi o penalizzi la missione.

 

E' dalla Prima Internazionale che il Comunismo è nemico delle identità locali (eccezion fatta per quelle utilizzabili come "teste d'ariete" contro i suoi nemici) in quanto è appunto, nella sua struttura concettuale, UNA RELIGIONE monoteista abramitica la quale, come tale, riconosce come unico criterio separativo quello tra fedeli ed infedeli, a dispetto di ogni altra appartenenza, nazionale e/od addirittura familiare (gesucristo docet).

Al posto del paradiso ci sarà il "sol dell'avvenire"; al posto della lotta al peccato ci sarà la lotta di classe; al posto dei fedeli ci saranno ora i proletarii, ora gli "ultimi" del pianeta (“terzomondismo”), ora i queer ed ora le "seconde generazioni", in base alle epoche; al posto del messia ci sarà il "Che Guevara" o il partigiano o la donna abusata o il clandestino affogato in mare di turno "morti per la libertà", ma il racconto è sempre lo stesso ovvero quello della Guerra Santa contro chiunque non la pensi come loro, giustificata da un insopportabile "pietismo" di facciata (chiàgn'e ffòtt, dicono giustamente a Napoli): da un lato c'è l’orgoglio identitario/diavolaccio che frustra il disperato bisogno di soccorso agl’incapaci (promessa tipica dei monoteismi abramitici, ancora una volta, che s'incarni in un salvatore, in un profeta, in un re-messia o nell’assistenzialismo statale), mentre dall'altro c'è il salvatore/società "DEI CIVILI" che TUTTO perdona AI SUOI FEDELI.

La mia idea è questa, insomma: da una parte abbiamo la "carne da cannone" del momento, piazzata in prima linea; dall'altra abbiamo l'accondiscendenza post-democristiana delle istituzioni e post-gramsciana degl'intellettuali organici che le forniscono copertura politica per motivi di affinità concettuale e teleologica; accanto a ciò, abbiamo uno spirito di Virtus, Maiestas e Devotio PERSONALI, prima ancora che nazionali, che s’è lasciato depotenziare COLPEVOLMENTE per decenni pur di farsi ammettere alle feste delle "anime belle", riducendosi all'impotenza (di nome e di fatto).